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Quando lo sport diventa un'ossessione

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Quando lo sport diventa un'ossessione

In alcuni appassionati, la pratica intensiva dello sport può in realtà nascondere un disturbo mentale poco conosciuto ma distruttivo: la bigoressia. Una dipendenza che è necessario curare per limitarne le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. MonacoSanté vi informa.

Una malattia tossica

Lo sport è normalmente benefico per chi lo pratica. A ogni seduta, l'organismo secerne endorfine, dopamina e serotonina: una trilogia di messaggeri chimici che procura sensazioni positive. La dopamina è associata alla ricompensa e al piacere, mentre la serotonina, legata al benessere, svolge un ruolo nella regolazione dell'umore. Le endorfine, dal canto loro, contribuiscono a ridurre la sensazione di dolore diffondendo nel corpo migliaia di molecole antinfiammatorie. Di fatto, partecipano alla sensazione di benessere dopo lo sforzo. Questo circolo è quindi virtuoso, finché la pratica sportiva non diventa, in alcune persone, una vera e propria dipendenza. Come distinguere una pratica intensiva da una malattia tossica? «La dipendenza dallo sport può essere definita come un disturbo ossessivo caratterizzato da diversi criteri», spiega il dottor Tommy Burté, psichiatra libero professionista a Monaco. La bigoressia trasforma allora il benessere sportivo in una dipendenza patologica. Una persona che pratica un'attività ogni giorno non è ovviamente necessariamente bigoressica. Il disturbo compare quando questa non riesce più a fermarsi spontaneamente, anche in caso di infortuni, dolore o stanchezza. Lo psichiatra evoca la nozione di controllo: praticare uno sport per scelta diventa a poco a poco una necessità imperiosa di allenarsi. Questa dipendenza è inoltre spesso associata ad altre difficoltà, come i disturbi del comportamento alimentare (l'anoressia, ad esempio), l'ansia, la depressione o una forte pressione legata all'immagine corporea e alle prestazioni.

L'ingranaggio di tre ansie

I primi studi dedicati alla bigoressia risalgono agli anni Ottanta, con il boom delle palestre e la diffusione massiccia dei modelli corporei veicolati dalla televisione. Oggi, i social network e alcuni influencer specializzati nella corsa di resistenza, nel fitness o nel bodybuilding alimentano anch'essi questa ricerca del corpo perfetto diffondendo immagini talvolta ritoccate, o addirittura generate dall'intelligenza artificiale. Ciò non è tuttavia sufficiente a provocare la malattia. «Questo disturbo si basa spesso su una fragilità narcisistica, ovvero una mancanza di autostima e di fiducia in se stessi. Per compensare questo malessere, i malati moltiplicano le sessioni di sport, adottano regimi molto rigidi, consumano integratori alimentari, o addirittura ricorrono a sostanze dopanti», sviluppa il dottor Tommy Burté. Riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 2011, questa dipendenza comportamentale colpisce tra lo 0,5% e l'1% della popolazione generale. Circa il 90% delle persone interessate sono uomini, principalmente di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Gli appassionati di discipline particolarmente esigenti come la maratona, il triathlon o il culturismo sono nettamente più esposti al rischio di scivolare da una semplice passione a una vera e propria dipendenza. Le persone affette da bigoressia possono ritrovarsi intrappolate in un circolo vizioso alimentato da tre forme di ansia. La prima è quella del complesso: la paura di non essere abbastanza muscolosi o, al contrario, di non essere abbastanza magri. Segue poi lo stress da prestazione, con la pressione di raggiungere obiettivi fisici sempre più elevati e spesso irraggiungibili. E infine, l'astinenza (o «craving» in inglese), un bisogno impellente di allenarsi, pena il provare un panico fisico, un senso di colpa o uno stress difficilmente sopportabile.

Conseguenze talvolta gravi per la salute

La dipendenza si instaura quindi progressivamente nel cervello. Dopo uno sforzo intenso, l'organismo libera fino a cinque volte la sua dose normale di endorfine. Ciò può generare in alcuni sportivi uno stato di euforia che cercano di riprodurre in modo compulsivo. A poco a poco, un meccanismo di dipendenza può instaurarsi: più la persona si allena, più avverte il bisogno di proseguire i propri sforzi. La pratica sportiva finisce allora per perturbare la vita quotidiana, in particolare perché la ricerca permanente di questo stato di benessere procura un sollievo temporaneo dall'ansia. «Di solito è necessaria una vulnerabilità psicologica e talvolta anche genetica affinché questo disturbo si instauri», precisa lo psichiatra. È a questo punto che i rischi per la salute aumentano. «Qualsiasi patologia mentale, indipendentemente dai sintomi, è considerata un disturbo o una malattia dal momento in cui, a causa dei sintomi, si verifica una ripercussione sociale o professionale», sottolinea il dottor Burté. In altre parole, il problema compare quando la pratica sportiva invade progressivamente tutta la vita del paziente. Quest'ultimo può allora trascurare i propri cari, rinunciare ai propri hobby, perdere efficienza sul lavoro o pensare soltanto al prossimo allenamento. «Nei casi più gravi, può comparire anche una depressione, insiste lo specialista. Sul piano fisico, gli allenamenti eccessivi affaticano i muscoli, le articolazioni e le ossa. Le diete squilibrate possono provocare carenze nutrizionali, mentre l'abuso di integratori alimentari o di prodotti dopanti espone a danni al fegato, ai reni e al sistema cardiovascolare». Possono inoltre comparire sintomi di astinenza in caso di riposo, come una forte irritabilità o un'ansia importante.

Uscire dalla negazione e guarire

La principale sfida della presa in carico risiede nella negazione del paziente. L'immagine molto positiva associata allo sport e al culto dello sforzo può infatti ritardare il riconoscimento della dipendenza. «Spesso sono i familiari ad accorgersene per primi, poiché la persona interessata generalmente minimizza o nega le proprie difficoltà». Per fortuna, la bigoressia si cura. Diversi approcci complementari possono essere proposti, in particolare la psicoeducazione, la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) e, in alcuni casi, un trattamento farmacologico. L'obiettivo è decostruire i meccanismi ossessivi e modificare il rapporto che il paziente intrattiene con lo sforzo fisico e con la propria immagine. «Possono essere prescritti antidepressivi in prima istanza. Regolando la serotonina nel cervello, calmano l'angoscia fisica e permettono di trasformare l'ossessione in un semplice pensiero, restituendo al paziente la sua libertà di concentrazione», sottolinea Tommy Burté. Con una presa in carico adeguata, la maggior parte dei pazienti ritrova progressivamente un rapporto più sereno con il proprio corpo. «L'autostima significa tanto accettare le proprie fragilità e i propri difetti quanto riconoscere le proprie qualità, senza cercare a tutti i costi di farli sparire», conclude il dottor Burté. Oltre agli psichiatri libero professionisti, le persone interessate possono anche consultare, nel Principato, gli specialisti del Centro di Cura, Accompagnamento e Prevenzione in Addictologia di Monaco (CSAPAM). La sua missione è accompagnare le persone dai 15 anni in su (residenti, lavoratori o studenti nel Principato) che affrontano una problematica di dipendenza.

 

Informazioni pratiche:
Orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 16:30. Con o senza appuntamento. Gratuito e riservato.

Contactti:
Centre de soins, d’accompagnement et de prévention en addictologie de Monaco 
(Centro di Cura, Accompagnamento e Prevenzione in Addictologia di Monaco)
7, bis avenue des Ligures - 1° piano. 
Espace Fontvieille, Monaco. 
Tel : 00 377 98 98 27 97

 


Sport e caldo intenso: le precauzioni da adottare

Quando l'allenamento diventa un'abitudine irrinunciabile, può essere difficile accettare di rallentare, anche quando le condizioni lo impongono. Nei periodi di caldo intenso, questa rigidità può tuttavia esporre a rischi seri.
• Evitate le ore più calde e privilegiate l'alba o la fine della giornata
• Riducete l'intensità e la durata dello sforzo, anche se siete molto allenati
• Idratatevi regolarmente prima, durante e dopo la sessione
• Adattate la vostra attività: privilegiate un luogo climatizzato o rinviate l'allenamento se necessario
• Ascoltate i segnali d'allarme: stanchezza insolita, vertigini, mal di testa, nausea o confusione devono portare a interrompere immediatamente lo sforzo e a mettersi al fresco

E ricordate bene che, in caso di caldo intenso, rinunciare a una sessione non è una mancanza di volontà: è una decisione di salute.