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Alopecia e calvizie: il trapianto di capelli è sempre possibile?

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Alopecia e calvizie: il trapianto di capelli è sempre possibile?

Perdita di densità, arretramento della linea frontale o alopecie più complesse: il trapianto di capelli è spesso percepito come una soluzione miracolosa. Eppure, non tutte le situazioni possono essere trattate con un trapianto capillare. A quali condizioni è ipotizzabile, e garantisce davvero un risultato naturale e duraturo? MonacoSanté vi informa.

Alopecia, calvizie, tricotillomania: di cosa parliamo?

el linguaggio comune, i termini «alopecia» e «calvizie» È opportuno ricordare che l'alopecia è un termine generico che designa qualsiasi forma di perdita di capelli, sia essa localizzata, diffusa, temporanea o definitiva. La calvizie, invece, rappresenta una forma ben specifica: l’alopecia androgenetica. Quest'ultima è di origine ereditaria e ormonale. Colpisce circa il 75% degli uomini e tra il 40 e il 50% delle donne dopo la menopausa. Negli uomini, il diradamento segue uno schema classico, con un arretramento della linea frontale, un approfondimento delle stempiature temporali e un interessamento del vertice del capo. Nella donna, la perdita si manifesta principalmente con un diradamento centrale lungo la riga mediana, formando quella che viene chiamata una distribuzione «ad albero di Natale».

Il trapianto come soluzione?

Questa distinzione è essenziale, poiché ogni patologia capillare richiede una presa in carico diversa. La domanda «si può fare un trapianto?» non può quindi ricevere una risposta automatica. Diversi criteri devono essere soddisfatti. «Si tratta esclusivamente di una soluzione estetica e non curativa della perdita di capelli», ricorda la dottoressa Enrica Segond, cofondatrice de La Clinique Monte-Carlo e chirurga plastica. «L'intervento permette di ripristinare un aspetto più denso ridistribuendo i follicoli esistenti, ma non arresta necessariamente la progressione dell'alopecia», insiste la sua collega, la dottoressa Cecilia Marcacci, direttrice medica e chirurga capillare. Di conseguenza, se il trapianto è un'opzione di elezione per ripristinare la massa capillare, le due specialiste ricordano che non costituisce un trattamento curativo della caduta dei capelli in sé. «È fattibile in quasi il 90% dei casi negli uomini. Nelle donne è diverso, perché purtroppo la zona donatrice è essa stessa spesso malata.»

Le condizioni fondamentali prima di prendere in considerazione la chirurgia

Le due specialiste identificano quattro criteri indispensabili prima di porre l'indicazione di un trapianto. Innanzitutto, la densità e la qualità della zona donatrice sana, situata nella parte posteriore della testa, a livello occipitale, e sui lati, nelle regioni temporali. Il successo di un trapianto si basa in particolare sulla sua preservazione. I follicoli vengono prelevati in quantità limitata: una volta estratti, non ricrescono più in quel punto. La riserva follicolare deve quindi essere valutata con precisione, in particolare grazie a esami specialistici come la tricoscopia, un esame non invasivo del cuoio capelluto. In secondo luogo, occorre osservare l'estensione del perimetro da trattare. In caso di calvizie troppo avanzata, il rapporto tra la zona donatrice disponibile e la superficie da coprire può infatti rivelarsi insufficiente. In terzo luogo, è assolutamente indispensabile che l’alopecia sia stabilizzata. «Eseguire un trapianto in piena fase evolutiva, senza un trattamento che freni la caduta, porta a un risultato inestetico nel tempo. Anche se la perdita di capelli può iniziare negli uomini quando i livelli di testosterone cominciano a salire, tra i 14 e i 16 anni, è preferibile non effettuare il trapianto prima dei 25 anni», conferma la dottoressa Marcacci. Il quarto criterio riguarda le aspettative del paziente. «Non è un miracolo. Una consultazione approfondita deve permettere di spiegare ciò che è medicalmente possibile ottenere», insiste la specialista. Un appuntamento preoperatorio deve consentire di determinarlo con precisione, tenendo conto della morfologia del viso, della densità disponibile e dell'evoluzione prevedibile dell'alopecia.

Quando il trapianto è controindicato o impossibile?

Esistono diverse situazioni cliniche in cui il trapianto capillare è fortemente sconsigliato o impossibile, in particolare in caso di alopecie autoimmuni e infiammatorie. «Patologie come il lichen planopilare, il lupus, l'alopecia areata (pelade) o l'alopecia fibrosante frontale e cicatriziale costituiscono controindicazioni maggiori. In presenza di qualsiasi alopecia con una causa persistente, il trapianto è impossibile. In presenza di una malattia attiva, il sistema immunitario attaccherebbe allo stesso modo i follicoli trapiantati», segnala la dottoressa Cecilia Marcacci. Un'altra controindicazione formale: la tricotillomania, un disturbo che richiede innanzitutto una presa in carico psicologica, poiché spinge la persona a strapparsi in modo compulsivo i propri capelli, generando una forma di alopecia molto particolare. «Finché la causa comportamentale non è risolta, nessun trapianto può essere preso in considerazione: i follicoli trapiantati rischierebbero di essere strappati. Inoltre, una trazione ripetuta provoca un'infiammazione cronica del bulbo che evolve verso un'alopecia cicatriziale irreversibile», avverte la dottoressa Enrica Segond. Più in generale, le persone affette da un cancro attivo, da un diabete grave scompensato o in terapia immunosoppressiva sono escluse da qualsiasi intervento chirurgico.

Nelle donne, un'indicazione più complessa

Il trapianto capillare non è riservato agli uomini, ma le indicazioni femminili sono spesso più delicate. In alcune forme di alopecia femminile, la zona donatrice può essere essa stessa colpita dalla rarefazione capillare e non offrire un numero sufficiente di follicoli sani. Il trapianto può quindi essere preso in considerazione solo in alcune situazioni, dopo una valutazione approfondita. Le donne consultano anche per altre problematiche capillari, legate in particolare all'alterazione del fusto, ai cambiamenti ormonali o a determinati fattori nutrizionali. «Possiamo proporre loro esami ematochimici per verificare se manchino alcuni nutrienti, perché i capelli talvolta soffrono a causa di certi tipi di diete, di abitudini alimentari o in seguito a una perdita di peso», sviluppa la dottoressa Segond. In queste situazioni, una correzione delle carenze o trattamenti medici e rigenerativi possono quindi essere privilegiati.

Diagnosi e alternative terapeutiche

Di fronte al fenomeno dei viaggi medici a basso costo all'estero, in particolare in Turchia, le chirurghe mettono in guardia sui rischi di prelievi eccessivi e di impianti mal disegnati e posizionati, che rischiano di alterare definitivamente il capitale capillare del paziente. «È molto importante rivolgersi a uno specialista abituato al trapianto, che vi dica onestamente cosa si può fare e cosa non si può fare. Una diagnosi e un accompagnamento per tutta la vita sono essenziali», considera la dottoressa Segond. Quando il trapianto è impossibile o prematuro, possono essere proposte alternative di medicina rigenerativa per stimolare i bulbi a riposo, come la mesoterapia senza aghi, la fototerapia LED, le terapie con fattori di crescita o integratori mirati. Un monitoraggio personalizzato permette così di adattare la presa in carico a ogni situazione, di rallentare quanto più possibile la progressione di alcune alopecie e di preservare la chioma nel tempo. In materia di trapianto capillare, la domanda giusta non è quindi soltanto «è possibile?», ma piuttosto «è indicato per me, oggi e per gli anni a venire?».